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    Groenlandia - Maggio 2007

    Auteur: Paolo Gardino

    Date: mer 27 jun 2007 15:50:52 CEST


    Spedizione alpinistica alle tre cime più alte dell’artico: Gunnbjorns Fjeld (m. 3708), Dome (m. 3700) e Cone (m. 3685) in Groenlandia. Maggio 2007



    La spedizione è stata organizzata da Paolo Gardino e Luisa Sanna, del CAI Sezione Ligure. Ci siamo appoggiati per l’organizzazione, permessi e parte logistica all’organizzazione inglese Tangent, alla quale apparteneva il terzo partecipante alla spedizione e capo spedizione, Mark Thomas di 32 anni. Obiettivo era salire le tre cime più alte dell’artico (a Nord del Circolo Polare Artico), di circa 3700 metri. Le vette fanno parte della catena montuosa delle Watkins Mountains, presso la costa Est della Groenlandia a circa 69 gradi di latitudine Nord.

    La partenza da Genova è stata il 30 aprile 2007. Dovevamo proseguire il 1 maggio 2007 da un piccolo aeroporto dell’Islanda, Isafjordur, con un aereo Twin Otter noleggiato appositamente. Il maltempo ha ritardato di due giorni la partenza, ed il 3 maggio siamo partiti con un peso ridotto, date le previsioni di tempo ancora incerto e la molta neve fresca nella zona dell’atterraggio, a circa 2100 metri di quota ai piedi del Gunnbjorns Fjeld.

    L’aereo ci ha lasciati in un mare di neve fresca, oltre 40 cm, caduta fino a poche ore prima. Per permettere all’aereo di ripartire abbiamo dovuto spalare la neve per qualche ora. Poi abbiamo dovuto scavare una “fossa”, per raggiungere la neve più compatta su cui montare le due tende e sistemare il molto bagaglio portato. La temperatura la prima notte è stata rigida: -30°. Nelle notti successive è migliorata: -28/29°! In tenda avevamo, di notte una temperatura superiore a quella esterna di una diecina di gradi, quindi attorno ai -18/20°. Di giorno invece il calore del sole creava in tenda una temperatura notevolmente più alta, mentre all’esterno a 2000 metri di quota le temperature hanno oscillato, sempre di giorno, tra i -12 ed i -20 gradi, a seconda dell’ora

    Salita al Gunnbjorns Fjeld


    Il dislivello è di circa 1600 metri con un percorso lineare di circa 30 km. Le distanze traggono in inganno ed occorrono tempi notevoli a percorrere le lunghissime distanze dei ghiacciai semipianeggianti.
    Abbiamo raggiunto un colle a circa 3400 metri con qualche roccia sulla cresta SW della nostra meta. Qui abbiamo lasciati gli sci. I circa 300 metri finali erano una facile cresta inclinata a 40/45 gradi, dapprima in ghiaccio, con qualche roccia, poi in neve meno ripida. Parecchi crepacci insidiosi sbarravano la cresta. Paolo ha messo una gamba in uno di questi crepacci trattenuto dalla corda, certo utile in questo tratto che invita a salire slegati. La vetta è una larga cresta in neve. La quota si fa sentire. Infatti a seguito dello schiacciamento dell’atmosfera ai Poli ed alla bassa temperatura, alla quota di 3700 metri a questa latitudine è presente una quantità di ossigeno equivalente a quello di una quota 800/1500 metri maggiore ad una più bassa latitudine.

    Nei giorni successivi abbiamo spostato il campo in una valle parallela, ad una distanza di circa 13/14 chilometri e ad una quota di circa 2100 metri.


    Salita al Dome


    E’ la salita più bella e tecnicamente la più difficile. Il dislivello è circa 1700 metri. Il Dome è alto pochi metri meno del Gunnbjorns Fjeld, ma si devono salire e scendere due cime minori per arrivare al colle Est, dal quale inizia la lunga cresta Est (circa un chilometro), che porta in vetta.
    Prima di a questo colle si deve seguire un pendio simile ad una larga cengia, sotto una minacciosa barriera di seracchi, che ricorda il Corridor al Grand Combin.
    Come scritto più sopra si salgono due vette minori, poi si scende senza difficoltà al Colle Est. Le condizioni che abbiamo trovato, in base alle foto viste, erano molto peggiori di quelle trovate da altre spedizioni. Il colle era sbarrato da enormi crepacci, molto spettacolari, ma che hanno richiesto qualche precauzione. Abbiamo dovuto poggiare sulla faccia nord in ghiaccio duro per un centinaio di metri, ed anche qui abbiamo trovato insidiosi crepacci. Poi per raggiungere la cresta Est siamo saliti in verticale, su di un pendio a circa 45 gradi, coperto da una grande lastra di neve cumulata dal vento. Si affondava e la lastra sembrava pronta a scivolare a valle.

    Raggiunta la cresta, anziché trovarla in neve indurita dal vento, abbiamo trovato che purtroppo era in neve soffice. E’stato molte faticoso fino alla vetta che è un semplice punto della lunga cresta che continua e si abbassa verso ovest.

    Salita del Cone


    È stata la salita più semplice e più rapida, solo 1550 metri di dislivello. La salita è comune a quella del Dome fino circa a quota 3000 metri, poi anziché poggiare a sinistra (Est) si poggia a destra (Nord), verso il Cone, ben visibile.
    Anziché salire la cresta S, via normale di salita, abbiamo salito la faccia SW fino a quota 3600 circa, per evitare il molto ghiaccio della cresta S, meno ripida. Forse si tratta della prima salita di questa faccia. La faccia SW è inclinata a circa 40/45 gradi, in alto un po’ meno, ed è traversata da numerosi crepacci (Luisa è caduta in uno). Negli ultimi metri abbiamo raggiunta la cresta e la vetta, anche questa in neve.

    Con un giorno di traino siamo rientri al campo base sotto il Gunnbjorns Fjeld.

    Salita di una vetta vergine


    Abbiamo salito ancora un monte, una cima vergine senza nome alle coordinate: N 68.52,762 W 029.35,043. Altezza secondo l’altimetro circa 3060 m.
    Per raggiungerla abbiamo risalito un ripido ghiacciaio in direzione Sud sotto una vetta triangolare molto caratteristica ad Est del campo base.
    La salita di questo ghiacciaio, nelle condizioni in cui lo abbiamo trovato, è abbastanza pericolosa, in quanto gran parte del percorso è esposta alla caduta di seracchi e di valanghe di neve farinosa.
    Raggiunto un pianoro fuori dai pericoli, abbiamo risalito moderati pendii verso destra (Sud Ovest), costeggiando la base di una vetta sormontata da una enorme cornice, poi puntando decisamente verso sinistra (Est) abbiamo trovato una piccola vetta, non visibile in precedenza, che abbiamo salito facilmente con gli sci fino quasi in vetta, percorrendo la breve cresta W.

    Il buon tempo è continuato fino all’arrivo del Twin Otter che ci ha prelevati e riportati nella civiltà.
    Siamo tornati a Genova il 16 maggio

    Condizioni delle salite e note tecniche


    In tutte le salite abbiamo avuto tempo perfetto, vento molto limitato, al massimo 7/8 nodi, temperature stimate in vetta, sulla base della differenza con la temperatura registrata al campo base, attorno ai -25 gradi. Non abbiamo mai usato maschera per la faccia, o abiti per il gran freddo, data l’assenza di vento.
    Le difficoltà trovate derivano soprattutto dall’ambiente, dall’isolamento assoluto, dalle temperature e dall’ impossibilità di soccorso tempestivo in caso di problemi.
    Le tre ascensioni sono paragonabili alla salita invernale del Monte Bianco, con alcuni passaggi più tecnici del Monte Bianco (ghiaccio e pendenza dei pendii). Si possono anche paragonare, per valanghe, crepacci e temperature, a salite a monti assai più alti in Himalaya, senza però ovviamente i problemi della quota.
    Ricordiamo che in questa zona le precipitazione sono abbastanza abbondanti, e la neve, anche nei pendii al sole, si trasforma molto lentamente date le basse temperature, per cui occorre guardarsi dalle valanghe. Abbiamo anche assistito a numerose cadute dei molti seracchi che pendono sui pendii percorsi.

    Secondo il registro delle spedizioni tenuto da Tangent, Paolo Gardino e Luisa Sanna sono stati i primi italiani a fare una spedizione in questa parte della Groenlandia e quindi a salire questi monti.

    Luisa Sanna è la seconda donna in assoluto ad avere fatto le ascensioni indicate.

    Gardino è l’alpinista più vecchio ad avere salito le tre vette più alte.

    Link verso le descrizioni degli itinerari percorsi:




    Sotto la cresta E del Dome


    Luisa e Paolo vetta al Dome


    Il Cone. In primo piano è la cresta S, via normale di salita, da noi non seguita perchè tutta in ghiaccio


    Luisa e Paolo in vetta al Cone


    Partendo dal campo base. Si vede bene il ghiacciaio esposto ai seracchi che saliremo. in cima al ghiacciaio si volta decisamente a destra per pendii non visibili nella foto


    Salendo il ghiacciaio verso la vetta vergine - foto presa con il teleobiettivo mentre saliamo il ghiacciaio ripido. si vedono bene le persone tra i crepacci


    Salendo il ghiacciaio verso la vetta vergine


    La vetta vergine


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